Il dibattito sulla costruzione di un nuovo inceneritore nella Val Bormida, area che si estende tra Liguria e Piemonte, continua a essere al centro dell'attenzione. L'8 giugno, la Sala del Consiglio comunale di Cortemilia ha ospitato un significativo incontro tra la Provincia, i primi cittadini dell'Alta Langa e diverse organizzazioni agricole. L'obiettivo di questa riunione era fare un bilancio approfondito sull'andamento del progetto e sulle sue possibili ripercussioni.
Luca Robaldo, presidente della Provincia di Cuneo, ha promosso l'iniziativa, riaffermando l'impegno dell'ente nel monitorare gli sviluppi della questione. Robaldo ha sottolineato l'importanza di sostenere i comuni, le comunità e gli imprenditori agricoli che hanno espresso perplessità, garantendo che le loro istanze siano adeguatamente considerate nelle decisioni finali. La zona, che sta cercando di rinnovarsi, merita la massima attenzione e rispetto per il suo futuro.
Le associazioni agricole, tra cui Cia Cuneo e Cia Piemonte e Valle d'Aosta, hanno manifestato una ferma opposizione al progetto. Marco Bozzolo di Cia Cuneo ha evidenziato come l'inceneritore possa ostacolare il percorso di recupero della Valle Bormida e dell'Alta Langa, già provate da eventi passati come la vicenda Acna. Ha aggiunto che l'area, che con difficoltà sta cercando un riscatto grazie agli investimenti e all'impegno locale, vedrebbe la sua rinascita compromessa. Anche Gabriele Carenini di Cia Piemonte e Valle d'Aosta ha ribadito la contrarietà, proponendo una visione di crescita basata sul territorio, sull'agricoltura di qualità e sul benessere delle comunità, anziché su nuove fonti di preoccupazione. Essi richiedono investimenti in servizi, infrastrutture e opportunità per i giovani, chiedendo che le istituzioni prendano in considerazione le voci dei cittadini e delle imprese agricole.
La testimonianza di Marco Magliano, imprenditore agricolo dell'azienda Boschetto Alta Langa, ha rafforzato queste preoccupazioni. Magliano, insieme a suo fratello Giovanni, ha scelto di investire nella zona, sviluppando un progetto che include la viticoltura biologica e l'ospitalità. Ha espresso il timore che un termovalorizzatore possa rovinare l'immagine di un paesaggio incontaminato e vanificare gli sforzi volti a promuovere l'agricoltura e il turismo sostenibile. Ha inoltre sollevato questioni ambientali e logistiche, evidenziando che anche gli impianti più moderni generano emissioni e residui, e che le infrastrutture attuali non sarebbero in grado di gestire il traffico aggiuntivo, con il rischio di diffondere ceneri e micro-polveri verso le vicine Langhe UNESCO. Questi elementi cruciali non possono essere trascurati.
In questo contesto, emerge l'urgenza di un dialogo costruttivo e di scelte lungimiranti, che pongano al centro la tutela ambientale e lo sviluppo sostenibile del territorio. È fondamentale che le decisioni riflettano un equilibrio tra le esigenze industriali e la salvaguardia del patrimonio naturale e culturale, assicurando un futuro prospero e in armonia con l'ambiente per le generazioni future.